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    05-07-2010

    Terracina

    Per un mare pulito

    visto 4094 volte

    Lo scorso anno, in piena stagione balneare, le condizioni delle acque marine procurarono tra i residenti, i turisti e gli operatori economici motivi di forte apprensione. Le condizioni del mare apparivano in certe ore del giorno ed in alcuni tratti di spiaggia, sia pure ad un approccio macroscopico, tali da sconsigliare la balneazione.
    Fu per questo che l'Associazione di Città Partecipata, facendosi interprete del disagio manifestato dalla popolazione, raccolse migliaia di firme per sollecitare l'Amministrazione ad intervenire. Della protesta si fecero interpreti tutti i Capigruppo (7 ott. 2009) e si arrivò al Consiglio Comunale del 26 ott. 2009 dove all'unanimità si deliberò di costituire una commissione di studio a cui invitare i comuni vicini interessati e gli altri enti preposti alla tutela delle acque.
    Commissione, però, mai costituita.

    D'altra parte, la vertenza sulla situazione delle acque in territorio di Terracina è questione antica e l'allarme per l'insostenibilità, denunciata dalle associazioni, data ormai da un paio di decenni.

    Gli studi e le indicazioni sulla situazione attuale delle acque, marine, di superficie e delle falde profonde non mancano. Vedi, ad esempio, la "La Relazione sullo stato dell'Ambiente", pubblicata a cura del Comune di Terracina, tra le attività dell'Agenda 21 locale, nei capitoli 4.1 / 4.5, le quali dovrebbero essere patrimonio culturale comune di tutti i Consiglieri, oltre che del Sindaco e della Giunta.
    Nè mancano le indicazioni degli obiettivi e delle azioni da porre in essere per raggiungere il traguardo di una " diminuzione dell'inquinamento marino dovuto alla pressione antropica e la diminuzione dello spreco delle risorse idriche ", così come riportato nel Piano d'Azione, per altro approvato all'unanimità, a far data dal 26 ott. 2007 (N:122XXI).
    Appare quindi chiaro, vista l'indifferenza dell'Amministrazione e la mancanza di pressione della stessa Opposizione, che quello che veramente manca è soprattutto la volontà, ancor prima che la capacità, di mettere in atto qualsiasi iniziativa che affronti queste criticità dalle quali dipende il futuro del territorio, non solo per la qualità di vita dei nostri concittadini, ma anche il futuro turistico di Terracina.

    Noi ci rendiamo conto della complessità del problema rappresentato dalla non idoneità della qualità delle acque marine in quanto esse coinvolgono l'intero ciclo delle acque e della loro gestione: dall'approvigionamento, all'uso ed al rilascio. Ma non vi sono alternative al controllo delle acque marine, di superficie e sotterranee, se si vuole raggiungere livelli si sostenibilità ambientale e qualità di vita accettabili.
    Se questo e vero per tutte le località marine in generale, per la città di Terracina le problematiche vengono ancor più complicate da tre fattori endemici proprio del nostro territorio:

    1) I confini del bacino imbrifero non coincidono con i confini amministrativi del nostro territorio, ma sono molto più estesi. Ciò vuol dire che il nostro territorio si deve far carico dell'acqua che piove su una superficie di almeno quattro volte più ampia di quella sottoposta ai limiti amministrativi comunali (non si dimentichi che la storica presenza delle ex Paludi Pontine ne sono la riprova più elementare).
    Naturalmente l'uso ed il successivo rilascio delle acque che si fa dall'accresciuta pressione antropica su tutto il territorio della risorsa acqua incide, oggi più di ieri, direttamente sulla qualità di tutte le nostre acque ed, in ultima analisi, su quelle marine.

    2) La presenza di terreni al di sotto del livello del mare ed i crescente fenomeni di subsidenza, dovuti allo sregolato emungimento delle falde freatiche, creano sul nostro territorio problemi unici, presenti qui più che altrove.
    Ne sono un esempio la salinizzazione delle acque di irrigazione proveniente dal sottosuolo, la diminuita già scarsa pendenza dei canali, la risalita di acqua salata dal mare in controcorrente rispetto all'acqua dolce di scorrimento superficiale, l'accumulo, durante la stagione secca, di liquami fortemente inquinanti nella parte più a monte dei canali, liquami pronti a riversarsi nei canali a valle e quindi in mare, causa prima di quelle morie di pesci che si verificano periodicamente alle prime piogge autunnali.

    3) Le colture intensive e l'urbanizzazione delle zone agricole e montane prive di controllo incidono fortemente sulla qualità delle acque superficiali e su quelle delle falde idriche profonde. In modo sempre più insostenibile stiamo pagando il ritardo storico delle funzioni assegnate ai Consorzi di Bonifica. Essi nacquero per far fronte alla regimazione delle acque, in un'epoca in cui non si ponevano i problemi dell'inquinamento nè quello dello sfalcio delle erbe che invadono periodicamente le spiagge. Anche l'accorpamento dei due consorzi non ha fatto carico all'ente della qualità delle acque.
    Sicché la frantumazione delle competenze (edilizia, agricoltura, viabilità, inquiinamento, salute pubblica...) tra vari enti finisce per penalizzare un territorio particolarmente esposto a queste criticità.

    Da più parti, per spiegare l'insostenibile livello di inquinamento a cui sono esposte le acque marine prospicienti gli 11 Km di spiaggia del nostro litorale, si fa ricorso ad una metafora secondo la quale il territorio di Terracina si trova nella posizione di un'abitazione sita al pian-terreno di un condominio "sporcaccione" che riversa dai piani superiori rifiuti di cui gli occupanti il pian-terreno non sarebbero responsabili.
    La metafora è abbastanza veritiera, a patto però che essa non venga usata come un alibi per giustificare l'inerzia amministrativa del nostro Comune.
    E questo quando i condomini del pian-terreno non possono proprio dire di aver la coscienza a posto.
    Cominciamo quindi a ripulire il nostro giardino e solo dopo, o magari contemporaneamente, apriamo un contenzioso nei confronti degli 11 comuni che convogliano inquinamento al mare attraverso il Sisto, Botte, Ufente, Amaseno, Portatore, Canneto, Santa Anastasia.
    Il Linea, ad esempio nasce e muore, per intero nel nostro territorio amministrativo, ma il suo carico inquinante non ha nulla da invidiare a quello dei corsi d'acqua sopra citati.

    Bandiera Blu (Spiagge e Approdi)
    L'assegnazione della Bandiera Blu costituisce da anni una qualifica di eccellenza per i comuni costieri. Essi mirano ad esibirla quale riconoscimento ai loro sforzi tesi alla sostenibilità dell'ambiente marino ed alla vivibilità di residenti e turisti.
    Molti comuni rivieraschi a noi contermini (Sperlonga. San Felice Circeo, Sabaudia, Anzio) l'anno richiesta ed ottenuta.
    Terracina ancora, non solo non l'ha avuta in assegnazione, ma non ne ha fatto mai domanda. D'altra parte, basta leggere i requisiti richiesti (1 Educazione Ambientale, 2 Qualità delle acque, 3 Gestione ambientale, 4 Servizi di sicurezza), per accorgersi che il nostro comune non è in grado di rispondere positivamente.
    Si provi, sia pure teoricamente ad assegnarci un punteggio tenendo presente la tabella della FEE, dalle cui risposte dipende l'ammissibilità della richiesta.

    Tematica
    Punteggio
    Certificazione Ambientale
    1 - 7
    Acque di balneazione
    10 - 20
    Depurazione acque
    1 - 10
    Raccolta differenziata
    1 - 18
    Ambiente ed educazione
    10 - 20
    Turismo
    1 - 10
    Spiaggia
    5 - 12
    Pesca professionale
    0 - 3

    E, tuttavia, dobbiamo porcelo tra gli obiettivi programmatici o smetterla definitivamente di parlare della decantata "vocazione turistica". Nessuno pretende di rientrare, da un anno all'altro, nei parametri imposti per l'assegnazione. Ma, visto che fino ad ora si è fatto poco o niente bisogna assumerlo come obiettivo prioritario, tanto più che, salvando la qualità delle acque marine, salveremo nel contempo la vivibilità sull'intero territorio.

    Quanto sopra, a conferma delle complessità relative ai problemi che sembrano non rientrare affatto nelle priorità di questa Amministrazione; perfino quando lo stato presente del ciclo delle acque superficiali e marine finiscono per minacciate la salute stessa dei residenti e turisti.
    Tanto è vero che anche l'Associazione Medica Terracinese da anni lancia allarmi che richiederebbero ben altra considerazione, L'Amministrazione non solo non risponde, ma addirittura ignora lettere e sollecitazioni.

    Infine, non può essere presa a giustificazione il fatto che alcuni comuni dell'interland contribuiscono ad inquinare il nostro mare, infatti è altrettanto vero che noi contribuiamo in modo decisivo. E, se noi che siamo i diretti interessati, non facciamo nulla per migliorare le nostre acque non appare nemmeno credibile la volontà di aprire un contenzioso con altri Enti e Comuni per richiamarli alle responsabilità loro.

    Si notino, ad esempio, nella breve cronistoria qui di seguito riportata quante inadempienze ed occasioni perdute non possono essere fatte risalire ad altri se non alla nostra Amministrazione.

    REGIONE LAZIO
    Obiettivi strategici regionali per la tutela e la valorizzazione delle risorse idriche e per il finanziamento degli interventi necessari.
    * Il programma integrato di risanamento delle risorse idriche è basato su tre obiettivi principali:
    1. Opere di depurazione e fognatura.
    2. Intervento di riutilizzo delle risorse idriche (usi compatibili in agricoltura).
    3. Risparmio idrico.

    * Azioni complementari di tutela:
    1. Abbattere gli inquinanti naturali sovrabbondanti nelle acque potabili (Arsenico, fluoro, vanadio, manganese, ecc..).
    2. Reintegrare e tutelare la falda.
    3. Controllare in forma ordinaria gli acquedotti per contrastare le dispersioni.
    4. Censire le fonti di inquinamento del territorio e della fascia costiera al pari di un programma pluriennale di intervento per la lotta all'inquinamento delle risorse idriche e per il miglioramento della qualità delle acque superficiali e sotterranee.
    5. Informare sul valore della risorsa idrica, sul diritto di accesso e sulla necessità del risparmio idrico.

    PROVINCIA DI LATINA
    Sullo stato di salute del mare pontino il problema maggiore è costituito dallo scarso funzionamento dei depuratori. Su 60 depuratori (13 dei quali si trovano a Latina), gestiti da Acqualatina, più della metà ha problemi tecnici.
    Obiettivo strategico:
    * Potenziare il servizio di depurazione per ottenere un riflesso diretto sulla qualità delle acque e abbattere il livello di inquinamento del mare e dei corsi d'acqua interni, i quali costituiscono la vera emergenza ambientale della provincia, poiché si sono trasformati in collettori abusivi di acque reflue.
    * Le ultime rilevazioni della Regione Lazio sullo stato della depurazione delle acque, con particolare riguardo al territorio provinciale, parla di una rete di smaltimento e di impiantistica sottodimensionata rispetto alle esigenze reali, specie per le città costiere soggette all'aumento demografico estivo dei flussi turistici.

    COMUNE DI TERRACINA
    Il Comune di Terracina, nell'ottobre 2004, annunciava:
    * Il depuratore di Borgo Hermada (Pantani da Basso) è pronto per funzionare.
    * Il primo lotto realizzato ha allacciato le due zone di Borgo Hermada e del litorale di Badino (per circa 10.000 utenze), ma è già in grado di servire 40.000 utenze, cioè l'intera popolazione residente.
    * Il secondo lotto, realizzato, ha portato il servizio ad 80.000 utenze.
    * Il terzo lotto, invece è ancora da realizzare, e dovrà portare il servizio a 120.000 utenze.
    * E' stato inoltre approvato il progetto definitivo (euro 1.112.000) per realizzare il collettore di viale delle Industrie e via Ceccaccio (dal "Ponte Rosso" a Borgo Hermada), per l'allaccio di circa 15.000 utenze.
    * Contestualmente partirà, con durata di circa due anni, l'opera per l'inversione dei collettori da via delle Cave a Borgo Hermada e la dismissione del depuratore di via delle Cave.

    Il Comune di Terracina, nel gennaio 2006, annunciava:
    * Avviata la dismissione del depuratore di via delle Cave e il potenziamento di quello di Borgo Hermada.
    * La Regione Lazio ha stanziato € 1.600.000 per la costruzione del secondo modulo del depuratore di Borgo Hermada, inaugurato nel 2005.
    * Soltanto dopo aver allacciato tutta la rete fognaria della città al depuratore di Borgo Hermada si potrà dismettere quello di via delle Cave. Nello stesso tempo è stato approvato il progetto definitivo per l'inversione del depuratore di via delle Cave al Ponte Rosso, per la deviazione di 20.000 utenze.
    * Sono stati appaltati i lavori della nuova rete fognaria della località La Fiora (€ 1.000.000). Una rete lunga 5 Km condotta verso il depuratore di Borgo Hermada.
    * Proseguono gli allacci nel tratto tra Badino e Foce Sisto tramite la rete realizzata dalla Terracina Sviluppo Spa, pagata dai proprietari delle case.

    Il comune di Terracina, nel maggio 2009, annunciava:
    1. Stanziati 2.000.000 di euro dalla Regione Lazio (600.000 euro dall'ATO 4) per la dismissione del vecchio depuratore di Via delle Cave e la realizzazione del collettore fino a Borgo Hermada.
    2. I lavori rientrano nel protocollo d'intesa tra il Comune, la Regione e la Provincia.
    3. Entro il 30 novembre 2009 aggiudicheremo la gara d'appalto.
    4. Stanziati da Comune, Provincia e ATO 4, 11.000 euro: per l'ottimizzazione degli acquedotti euro 3.517, per costruzione e risanamento della rete fognaria euro 4.000, per i depuratori euro 3.718 oltre a euro 380.000 per le dispersioni.

    Pertanto allo stato attuale, occorre ancora realizzare:
    1. Il progetto di inversione e di dismissione del depuratore di via delle Cave per l'allaccio delle 20.000 utenze del centro città al depuratore di Borgo Hermada
    2. L'allaccio completo e unitario delle utenze della fascia litoranea tra Badino e Sisto su cui si è espresso recentemente il Garante del Servizio Idrico Integrato della Regione Lazio (nota del 05/11/2009, prot. n. 4839/SP), affermando che sulla questione si sono ravvisate "diverse violazioni della normativa di settore a danno dei cittadini interessati".
    3. Il progetto di rete per l'allaccio al depuratore di Borgo Hermada delle utenze della fascia litoranea da via delle Cave al fiume Canneto (zona dell'Acqua Santa) e della zona di Barchi.
    4. Il progetto di controllo e di messa in sicurezza dei collettori per contrastare le dispersioni di rete.
    5. Il progetto del trattamento dei reflui fognari attraverso l'impianto di sanificazione delle acque nere, che prevedeva una condotta di 5,5 Km per collegare il depuratore di Borgo Hermada con le cisterne del Consorzio di Bonifica, utilizzando le acque sanificate per l'agricoltura, (in tutta la provincia esiste soltanto un altro impianto a Latina).

    Intervista al Prof. Emilio Selvaggi

    Agenda 21 Locale
    Comune di Terracina

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